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Thomas Schütz – Text Werke I Ausstellungen I Vita
 
Gleichgewicht
Skulpturen, bestehend aus zwei Steinen von geografisch und geologisch unterschiedlicher Abstammung in gegensätzlichen einfachen geometrischen Formen. Zwei verschiedenartige Elemente, von denen jedes auf das andere abgestimmt ist. Sie sind so an- oder ineinander gefügt, dass sie sich im Gleichgewicht halten. Dies geschieht oft im Verborgenen und ist von aussen nicht unbedingt ersichtlich. Nur in dieser “vollkommenen” Ausgewogenheit werden sie zu einem Ganzen.
   
Equilibrio
Le sculture sono composte da due forme geometriche, in sasso, di provenienza geografica e geologica diversa, che si sorreggono a vicenda. Le due figure sono legate tra di loro in maniera a volte invisibile. Solo attraverso questa unione formano un‘insieme.
   
Équilibre
Les sculptures se composent de deux pierres, d ‘origines géographiques et géologiques diverses. Chaque élément géométrique a sa personnalité, mais en se réunissant (parfois les details ne se voient pas) ils deviennent une unité harmonieuse et équlibrée.
   
Equilibration
The sculptures, each consisting of two stones of different geographic or geological origin, are geometric forms which sustain one another. Each element is individual and essential for the equilibrium, but by putting these two figures together, at times in a non-visible way, they become as one.
   
Text von Renzo Rota, Komponist (Italienisch)
C‘è un evidente affinità, a mio parere tra sculture e musica ma per coglierla bisogna poter osservare quest‘ultima al di sotto dell‘atmosfera che l’avvolge per vederne la superficie solida. Siamo sempre ancora troppo avvezzi a voler considerare la musica un veicolo di sedimenti, in mezzo per esprimere stati d‘animo, un proiettore di immagini interiori come se la musica fosse per sua natura irrevocabilmente destinata a tale compito. È vero che essa lo può fare ma non necessariamente lo deve fare. Anzi, anche qualora sia considerata dell`autore in questa sua veste di soddisfare dapprima la sua esigenza fondamentale, quella che io voglio individuare come la sua essenza: il saper organizzare lo scorrere del tempo in modo da indurre l‘ascoltoatore a porsi in sintonia, a sincronizzarsi, così da staccarsi dalla propria percezione del tempo ed immettersi sul flusso temporale da essa indotto.
Per compiere quest‘operazione il compositore deve, lavorare sugli equilibri, sule giustapposizioni di elementi di diverso peso, sui rapporti tra pieni e vuoti, tra densità e rarefazione del suono, tensioni e distensioni. In questo procedere egli è condizionato dalla materia stessa che crea e che sta plasmando e deve pertanto operare scelte che non saranno ripetibili in un altro contesto, impossibili da riprodurre su diverse scale di dimensioni. E se è una necessità – questo cercare e ricercare sulla materia e nella materia, ovvero la realizzazione dell‘opera, sarà giocoforza il risultato di un‘azione manuale, di un intervento di martello, scalpello, lima e infine cartq vetrata; di un artigianato, insomma senza il quale difficilmente, penso, si potrà far scaturire quella magia, quell‘incanto in grado di coinvolgerci e di trascinarci, al di là di qualsiasi “significato“ si possa o voglia attribuire all‘opera che stiamo fruendo.
Non è certo difficile rendersi conto di come tutto ciò sia perfettamente applicabile anche ad altre forme artistiche e soprattutto di come, sostituendo la dimensione del tempo con quella dello spazio e l‘immagine del suono con quella della pietra, queste sculture di Thomas Schütz tanto conchiuse in se stesse, rappresentino in mode esemplare proprio questo tipo di ricerca.
   
   
   
   
 
   
 
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